Missioni ridare la luce

MissioneLa missione "Ridare la luce" Dopo gli ottimi risultati della missione "Ridare la luce", nel novembre scorso alcuni componenti dell'associazione del Fatebenefratelli (Afmal) per i malati lontani sono tornati a Gao, la regione più misera del Mali, uno dei dieci paesi più poveri al mondo. Qui, condizioni ambientali, malnutrizione e mancanza d'igiene aggiungono ai problemi endemici dell'Africa quello della cecità ; chi non nasce cieco ha buone probabilità  di diventarlo e la cecità  abbassa le probabilità  di sopravvivere, in un paese dove un quarto dei Missionebambini muore entro il quinto anno di vita. La missione, che ha portato a Gao una grande quantità  di materiale, attrezzature e delicati strumenti chirurgici di alto livello, oltre a migliaia di occhiali raccolti dal consorzio di ottici Greenvision, è stata resa possibile dalla Aeronautica Militare Italiana che ha partecipato con uomini e mezzi a tutte le attività  della missione, e dal Centro Ottico Vasari che ha fornito e montato centinaia di paia di occhiali. In dodici giorni sono stati visitati 1400 malati e operati 220 di cataratte anche bilaterali e consegnati oltre 2000 paia di occhiali. Uno degli aspetti straordinari di "Ridare la luce" è consistito nel fatto che il denaro raccolto dall'Afmal per la missione è stato speso interamente per curare malati e non per finanziare l'organizzazione.


MissioneSono rientrati a Roma con un C-130J della 46.a brigata aerea i medici, gli infermieri ed il personale di supporto dell' associazione AFMAL e dell'Aeronautica Militare che, dal 22 novembre al 3 dicembre, hanno svolto nella Repubblica del Mali un'altra delle missioni umanitarie del progetto 'Ridare la luce�. Nei dodici giorni di permanenza nel paese africano sono state effettuate oltre 1800 visite oculistiche e 380 interventi di cataratta, il male che pi๠di ogni altro contribuisce in questa zona sub-sahariana a rendere la popolazione non vedente, spesso sin dalla nascita. I 14 medici, 10 infermieri e 3 ortottisti della missione provengono da vari ospedali Fatebenefratelli (Isola Tiberina e San Pietro di Roma, Istituto S. Giovanni di Dio di Genzano, Sacro Cuore di Ges๠di Benevento, Madonna del Buon Consiglio di Napoli e Osp. Bucchieri La Ferla di Palermo) e dal Corpo Sanitario dell'Aeronautica Militare. Hanno partecipato alla missione anche operatori dell'Ospedale Israelitico di Roma e del Centro di riabilitazione per ciechi 'S. Alessio ' Margherita di Savoia�, sempre di Roma.


MissioneTantissimi i bambini visitati nelle due settimane di missione, nella maggior parte dei casi ciechi dalla nascita per malattie congenite, spesso causate da infezioni contratte dalle madri in gravidanza. Tra questi i casi di Isha e Aminta, anche loro condannati ad una vita al buio prima dell'arrivo delle equipe di oculisti italiani. Isha è un bimbo di appena sette mesi. Si è presentato all'ospedale di Gao, qualche giorno dopo l'arrivo dei medici italiani, affetto da una cataratta bilaterale congenita che non gli ha praticamente mai permesso di vedere il mondo, nà© il volto della mamma che lo teneva in braccio. Il giorno seguente, davanti a tanta gente ansiosa di vedere illuminarsi quel piccolo volto fino ad allora spento, Isha ha aperto gli occhi. «Il bimbo vede. ' ha detto subito Giorgio Lofoco, l'oculista che l'ha operato, che quando non è negli angoli pi๠sperduti del mondo in missione umanitaria con l'AFMAL, l'associazione con i Fatebenefratelli per i Malati Lontani, fa il primario presso l'ospedale Fatebenefratelli San Pietro di Roma ' Casi del genere, qui in Africa, sono purtroppo molto frequenti, e spesso, come per il piccolo Isha, riusciamo ad arrivare in tempo. Le cause sono tantissime, dalle carenze alimentari alle condizioni climatiche e d'igiene. Luoghi come questo, poi, hanno nella vicinanza ai grossi corsi d'acqua la fonte di ricchezza e nello stesso tempo di malattie». Aminta, invece, ha sette anni. Fa la prima elementare all'istituto per bambini ciechi di Gao, dove vive lontano dalla famiglia che non ha la possibilità  di accudirla. Qui ha imparato a leggere e a scrivere, ma solo in Braille, l'unico linguaggio che aveva fino a qualche giorno fa per comunicare con l'esterno. E' stata la maestra dell'istituto, quasi una sua seconda madre, a presentare il caso a Fra' Gerardo D'Auria, uno dei responsabili della missione e priore dell'ospedale S. Pietro. Aminta è stata operata dall'altra equipe della missione di stanza a Gao, quella di Paolo Ursoleo, primario dell'ospedale Fatebenefratelli Sacro Cuore di Ges๠di Benevento. Quando le hanno tolto il bendaggio, la prima cosa che ha fatto è stata specchiarsi. Poi guardarsi intorno, e poi tornare ancora a specchiarsi. Per la prima volta nella sua vita.«Appena iniziato l'intervento ' ha spiegato il Ursoleo ' ci siamo trovati davanti ad una situazione pi๠difficile del previsto. Un occhio non recuperabile, l'altro con seri problemi. Abbiamo dovuto impiantare un cristallino artificiale ed intervenire sulla cataratta con tecniche non comuni. Operare in questi contesti significa anche questo, dare fondo alla propria esperienza, utilizzando i mezzi che si hanno a disposizione. Il sorriso di Aminta ci ripaga di tutto».


MissioneLa collaborazione tra l'AFMAL e l'Aeronautica Militare, è stata avviata nel 2004 con la prima missione in Mali, proseguita poi in Benin nel giugno del 2005, di nuovo in Mali nel novembre del 2005 e l'ultima, in ordine di tempo, in Togo e Ghana, lo scorso giugno. Con questa appena conclusa, sono circa 1500 le operazioni di cataratta ed oltre 7300 le visite oculistiche complessivamente realizzate. Risultati concreti per un progetto che oltre a risolvere il problema sanitario, ha importanti risvolti anche sociali. In queste regioni africane, infatti, il cieco non puಠlavorare e ad esso viene affiancato un 'bambino-guidaâ? che fino alla maggiore età  deve seguirlo, sacrificando in questo ruolo la propria infanzia e giovinezza. Grazie a questi interventi, quindi, non solo moltissimi uomini e donne possono tornare a vedere e quindi ad essere produttivi per i propri villaggi di appartenenza, ma anche molti bambini hanno l'opportunità  di riacquistare la libertà  di correre, giocare, andare a scuola. â?


MissioneRecensioni giornalistiche Orizzonti: In Mali per 'Ridare la luceâ? ' 29 dicembre 2006 In missione per dodici giorni nel Paese africano gli oculisti dei Fatebenefratelli e dell'Aeronautica Militare del tenente Stefano Testa. Lo sguardo fisso sul piccolo specchio rosa, due occhi che scoprono se stessi per la prima volta. All'improvviso, inaspettatamente. In questa immagine c'è la nuova vita di Aminta, una bambina africana cieca dalla nascita a causa di una cataratta congenita bilaterale. I suoi occhi ora sono tornati ad accendersi grazie all'intervento degli oculisti italiani della missione 'Ridare la luceâ?. Un gesto semplice, quasi istintivo, quello di Aminta, ma che non aveva mai potuto fare nei suoi primi sette anni di vita, trascorsi chiusa in un istituto per bambini ciechi di Gao, un popolosissimo villaggio sulle rive del grande fiume Niger. Qui, lontano dalla famiglia che non ha la possibilità  di accudirla, ha imparato a leggere e a scrivere, a cantare e recitare. Ma solo in Braille. Fino a quando la maestra dell'istituto, quasi una seconda madre per lei, non l'ha portata presso l'ospedale locale a farla curare dai medici italiani. Storie del Mali, per secoli crocevia del commercio e terra di conquista per i popoli tuareg, oggi uno dei Paesi africani pi๠poveri. In questa terra minacciata dall'avanzata verso sud del deserto del Sahara e dal dilagare di povertà  e analfabetismo, si muore ogni giorno di Aids, di malaria, di epatite, di febbre gialla. Ma sono tante anche le malattie che colpiscono gli occhi: il tracoma, il glaucoma, l'oncocercosi ' la cosiddetta 'malattia dei fiumiâ? ' dovuta a un parassita che prolifera nei corsi d'acqua. C'è poi una patologia, la cataratta, che in Italia viene curata in ambulatorio mentre in quest'area sub-sahariana, dove le condizioni climatiche sono particolarmente proibitive e mancano sia oculisti che attrezzature adeguate, rende cieche oltre due milioni di persone. Una di queste era Aminta. Per continuare a 'ridare la luceâ? a piccole, grandi vite come la sua, l'Associazione con i Fatebenefratelli per i Malati Lontani (Afmal) e l'Aeronautica Militare sono tornate nei giorni scorsi nel Mali. Trenta persone tra medici, infermieri e personale di supporto ' provenienti da vari ospedali Fatebenefratelli e dal Corpo sanitario aeronautico ' sono atterrati a tarda sera in mezzo al deserto del Sahel. Con loro, a bordo dell'enorme C130J dell'Aeronautica Militare, otto tonnellate di materiale ed attrezzature sanitarie con le quali hanno allestito quattro tavoli operatori e due ambulatori. Un gruppo è rimasto a Gao, il centro pi๠grande, lo stesso dove si sono svolte le missioni negli ultimi tre anni, un altro ha proseguito il viaggio in jeep verso Ansango, un villaggio circa cento chilometri pi๠a sud. La mattina seguente erano già  al lavoro presso il piccolo ospedale locale, forse l'unica struttura appena decente in mezzo a tante capanne di fango e a un mare di spazzatura. Dodici giorni intensi, praticamente due missioni in una, per un bilancio finale che conta 380 persone operate di cataratta ed oltre 1800 visitate. Non è nà© tanto nà© poco, è il massimo che si potesse fare. Una felice commistione di camici, tonache e divise che dura ormai dal 2004, anno della prima missione nel Mali. Insieme sono stati anche nel Benin, nel giugno del 2005, di nuovo in Mali nel novembre dello stesso anno, e lo scorso giugno in Togo e Ghana. Con quella appena conclusa sono circa 1500 le operazioni di cataratta effettuate in questi anni ed oltre 7300 le visite oculistiche. Non si potranno dimenticare facilmente gli occhi di Aminta, come quelli di tantissimi altri bambini e ragazzi altrimenti condannati ad una vita al buio, o quelli malati del vecchio capo trib๠Risen, che a 103 anni non pensava di poter tornare a vedere. Operazioni del genere valgono doppio perchà© con lui è tornata a vivere anche la sua 'guidaâ?, uno dei tanti ragazzi che per seguire il cieco ha dovuto sacrificare la propria infanzia e giovinezza. «à? cieco chi guarda solo con gli occhi»: forse è in questo antico proverbio tuareg che dobbiamo cercare il senso della nostra missione. Il tenente Stefano Testa è Ufficiale addetto stampa al seguito della missione 'Ridare la luceâ? Ridare la luce: raggiunti i risultati della missione A cura de Il Pensiero Scientifico Editore 01/07/2005 Sono decollati oggi dal Togo i medici della missione umanitaria 'Ridare la luceâ? che in Benin hanno operato in questi giorni nell'ambito di un progetto italiano voluto dall'Associazione Fatebenefratelli per i Malati lontani (AFMAL) e svolto in collaborazione con i medici dell'Aeronautica Militare. L'ospedale di Tanguièta, dove ha operato la missione in questi giorni, è stato fondato dai Fatebenefratelli italiani: ora la struttura è completamente gestita da personale africano che ha collaborato alla realizzazione degli interventi oculistici grazie alla formazione dei medici volontari italiani. E' questo, infatti, uno degli obiettivi dell'AFMAL che realizza progetti di sviluppo con una particolare attenzione alla formazione, affinchà© gli operatori acquisiscano le conoscenze e le tecniche per operare e curare autonomamente in futuro. La delegazione, che ha operato dal 17 giugno nell'Hopital Saint Jean de Dieu di Tanguiètà , era composta da 18 persone, medici oculisti, civili e militari, infermieri e tecnici provenienti da ospedali romani, di Napoli e di Benevento, dall'Istituto Medico Legale e dall'Ufficio del Corpo Sanitario dell'Aeronautica Militare. Sono state eseguite sul posto circa 800 visite e 85 interventi chirurgici alla cataratta. 'La gente visitata è aumentata ogni giorno di pi๠e si è affidata sempre pi๠fiduciosa nelle mani dei nostri professionistiâ? ha detto Fra Benedetto Possemato, responsabile della missione e Vice Presidente dell'AFMAL. 'Anche l'ospitalità  della struttura ospedaliera e delle istituzioni locali è stata eccezionale e ha consentito che la missione riuscisse. Ne abbiamo avuto prova con la visita, durante il periodo di permanenza, del Ministro degli Interni del Benin, Seidou Mama Sika, del Prefetto e di tutte le autorità  locali, ma prima di tutto dai sorrisi della gente del villaggioâ?. A bordo del velivolo C130J dell'Aeronautica Militare, che arriverà  questo pomeriggio a Pratica di Mare Roma, sono stati imbarcati anche i tre bambini che verranno sottoposti ad interventi chirurgici in Italia: hanno problemi cardiaci congeniti e sono accompagnati dalle rispettive mamme. 'Purtroppo non esistono nella località  sede della missione, possibilità  di correzione chirurgica di queste patologieâ?, ha affermato il Col. medico Piervalerio Manfroni dell'Aeronautica Militare . 'Pertanto abbiamo pensato di imbarcarli su un nostro velivolo con il contributo determinante della Sala Operativa dello Stato Maggioreâ?. Il trasferimento, organizzato in pochi giorni grazie anche alla collaborazione delle Istituzioni del Benin e del Ministero degli Interni, degli Esteri e della Difesa, permetterà  l'ospedalizzazione dei piccoli presso l'ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma, dove verranno ulteriormente approfondite le diagnostiche. 'Sono stati raggiunti i risultati che la missione si proponevaâ?, ha riportato Fra Benedetto Possemato; 'anzi si sono aggiunte alcune cose che non avevamo in bilancio di fare, come i 50 interventi chirurgici del Col. Piervalerio Manfroni che ha collaborato con il chirurgo dell'Ospedale del posto, Fra Fiorenzo, e la collaborazione del cardiologo Lucio Santangelo che ha eseguito 150 visite con i relativi eco ed elettrocardiogrammi. Da questa attività  sono emerse le patologie cardiache dei tre bambini che abbiamo deciso di portare con noi in Italiaâ?. Conclusa in Africa la missione italiana 'ridare la luce'' : svolte 240 operazioni di cataratta e oltre 2400 visite oculistiche e di altre specialità¡ mediche. Per dodici giorni medici dell'AFMAL e dell'Aeronautica Militare hanno operato in Togo e in Ghana per combattere la cecità  provocata da malattie degli occhi non curate e altre patologie. Con un bilancio di 240 operazioni di cataratta e oltre 1600 visite oculistiche il 20 giugno scorso si è conclusa la settima missione umanitaria 'Ridare la luceâ?, svolta dall'AFMAL (Associazione con i Fatebenefratelli per i Malati Lontani) e dall'Aeronautica Militare nelle repubbliche del Togo e del Ghana per combattere la cecità  provocata da malattie degli occhi non curate. Due equipe mediche ' composte da oculisti, infermieri e tecnici di vari ospedali Fatebenefratelli e di Villa Tiberia, nonchà© da Ufficiali medici del Corpo Sanitario dell'Aeronautica Militare ' hanno operato per dodici giorni presso ospedali Fatebenefratelli situati nei due paesi africani: una ad Afagnan, una località  a 150 chilometri da Lomè, capitale del Togo; l'altra ad Asafo, un piccolo villaggio situato nella parte occidentale del Ghana, a circa trenta chilometri dal confine con la Costa d'Avorio. In molti casi, i medici italiani hanno affrontato patologie che in Italia vengono risolte con semplici interventi chirurgici, come appunto la cataratta. Ma in queste zone dell'Africa, dove il problema riguarda circa 2 milioni di persone, non ci sono oculisti e mancano le attrezzature necessarie. L'intero gruppo, composto in tutto da 36 persone, è rientrato in Italia con un volo da Lomè a Pratica di Mare (Roma) messo a disposizione dall'Aeronautica Militare. L'aereo, un C130J della 46^ Brigata Aerea di Pisa, è lo stesso che l'8 giugno aveva trasportato gli italiani in Africa, insieme a circa sei tonnellate di materiale sanitario che è stato utilizzato per l'allestimento di sale operatorie e ambulatori, per le visite e per il trattamento dei pazienti. Per la prima volta dall'avvio del progetto 'Ridare la luceâ? agli oculisti si sono affiancate altre figure mediche normalmente non disponibili in queste zone dell'Africa, quali cardiologi, dermatologi, pediatri, psichiatri e anestesisti. Complessivamente, questi medici hanno svolto oltre 1800 interventi tra visite, esami. Le attività  mediche si sono estese anche ad altre località : a Tanguietà , un villaggio del Benin a oltre dieci ore di jeep da Afagnan, dove un gruppo di medici dell'Aeronautica Militare ' guidato dal Generale Ispettore Manlio Carboni, capo del Corpo Sanitario A.M., e insieme a fra Gerardo D'Auria, Priore dell'ospedale Fatebenefratelli S.Pietro di Roma e uno dei responsabili della missione ' si è spostato per alcuni giorni per effettuare visite cardiologiche e dermatologiche; e a Datcha, un villaggio a circa due ore di jeep da Afagnan, dove lo stesso generale Carboni ha visitato in un solo giorno circa cento persone presso un ospedale delle Suore Canossiane. Durante le visite oculistiche sono state distribuite circa 1000 paia di occhiali da vista a persone bisognose di correzioni. Si tratta di occhiali in disuso raccolti in Italia nell'ambito dell'iniziativa 'Occhiali per il mondoâ?, condotta da un'importante associazione di ottici italiani. L'iniziativa, promossa anche dai comuni di S.Sofia (FC) e Cervia (RA), continua tuttora per raccogliere gli occhiali da portare nelle prossime missioni in Africa. 'Gli importanti risultati che abbiamo conseguito sono il frutto dell'impegno e della passione che tutto il personale ha messo in campo durante la missioneâ? ha detto fra Benedetto Possemato, vice presidente nazionale dell'AFMAL e responsabile della missione insieme a fra Gerardo. Il personale civile che ha preso parte alla missione proviene dagli ospedali Fatebenefratelli S.Pietro e Isola Tiberina di Roma, da quelli di Genzano, Benevento e Napoli, e dalla clinica Villa Tiberia di Roma. Quattro gli ufficiali medici dell'Aeronautica Militare: oltre al generale Carboni, hanno partecipato un cardiologo del 50° Stormo di Piacenza, un dermatologo dell'Istituto di Scienze Militari Aeronautiche di Firenze e un chirurgo proveniente dall'Ufficio del Corpo Sanitario Aeronautico di Roma. Alla missione ha preso parte anche un team di operatori cine-fotografici dello Stato Maggiore dell'Aeronautica al fine di documentarne le attività .

MissioneLe precedenti sei missioni del progetto 'Ridare la luce� sono state svolte tra il 2003 e il 2005: tre in Mali, una in Benin, una a Bali e l'altra in Togo. Con quella appena conclusa, sono circa 1140 le operazioni di cataratta e oltre 5500 le visite ambulatoriali complessivamente realizzate.


PUBBLICAZIONI

Missione


Missione

We use cookies to improve our website and your experience when using it. Cookies used for the essential operation of this site have already been set. To find out more about the cookies we use and how to delete them, see our privacy policy.

  I accept cookies from this site.
EU Cookie Directive Module Information